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Gianfranco Carbonato, 25 maggio

Un torinese doc che non si lamenta, non mugugna, non rivendica. Il classico percorso scolastico di tanti ragazzi talentuosi che negli Anni 50 vivevano tra via Principi d'Acaja e corso Lecce: Manzoni-Nigra-Cavour-Poli. E poi la capacità di individuare strade nuove - per lui, la meccatronica -, un grande intuito imprenditoriale e compagni di strada all'altezza delle sfide.
Questo è Gianfranco Carbonato, l'ingegnere di cui anche noi sapevamo ben poco nonostante le dimensioni e il successo internazionale dell'azienda da lui fondata 40 anni fa, la Prima industrie (non è un errore di battitura, si chiama proprio così, "Prima" in tedesco è il superlativo di "buono"), oggi leader mondiale nei sistemi laser e nella lavorazione della lamiera. Fatturato 2021: 407 milioni di euro, 1700 dipendenti. Sono aziende e persone così che ci fanno capire che Torino non è solo declino, che sotto traccia circolano grandi energie, giovanili effervescenze, impulsi innovativi, che quando incrociano capitali e capitani arrivano lontano e nutrono il territorio. Peccato che, come ha concluso Carbonato, le grandi famiglie che hanno creato la Torino industriale del '900 ma poi hanno venduto le loro aziende ormai sfiorite, non abbiamo reinvestito i loro capitali in nuovi progetti ma continuino a tenere tutto il denaro per sè. Lui sa di che cosa parla, perché è stato presidente di Confindustria Piemonte.
E sa anche che una borghesia illuminata e riconoscente restituisce al territorio che l'ha fatta ricca almeno una parte di quanto ha ricevuto.

MARINA VERNA

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