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Pier Paolo Palaia

Io in quell’aprile del 1945 non c’ero ancora.
Solo quattro anni dopo, a qualche mese da quando un’altra tragedia colpì l’Italia, e Torino in particolare, sono venuto al mondo.
Ma quell’aprile c’erano già mia nonna, mia madre e mio fratello di quasi due anni.
Vivevano in un appartamento di corso Tassoni, quasi davanti a quello che era stato e che sarà il nostro Liceo.
Era un immobile di sei piani in cui convivevano personaggi che mia mamma e mia nonna tante volte ci hanno raccontato, quando eravamo bambini.
All’ultimo piano viveva una “tota” che aveva rapporti molto stretti  con ufficiali nazisti. Era chiacchierata e malvista da mia nonna, molto ben ricordata da mia mamma: lei aveva notizie quasi in anteprima dell’arrivo di bombardieri alleati e non mancava mai di avvisare mia madre, che poteva scappare per tempo nel rifugio di Piazza Risorgimento con mio fratello in braccio.
Qualche piano più sotto il capo caseggiato, padre di quello che sarà il primo questore della Torino liberata, Giorgio Agosti (in quel periodo “bandito” e capo dei “banditen”).
Mia nonna e mia madre ricordavano sempre quel che successe un giorno dell’aprile ’45:
di prima mattina un gran rumore di motori, camion e camionette;
ad un certo punto videro, da dietro gli scuri, partire una camionetta, non ricordo bene se da quello che poi diventò il mitico Cinema Bernini o proprio dal nostro Cavour, allora sede di truppe nazi-fasciste,  e su questa camionetta due militi armati di mitragliatrice che iniziò a sparare sulle facciate delle case vicine (tra cui anche la nostra);
subito dopo partirono tutti gli altri, su camion, macchine, camionette, a tutta velocità;
poi calò un silenzio forse ancora più terrificante di quegli spari di poco prima….
finalmente da lontano il silenzio fu interrotto da qualcuno che incominciò ad intonare canzoni fino ad allora proibite….”o partigiano portami via”…
Purtroppo non posso più chiedere a mia nonna o mia mamma se era tutto vero o qualcosa, come sempre succede con i ricordi, era stato aggiunto per abbellire la storia,
Mio fratello era troppo piccolo per ricordare e anche lui, come quel lontano aprile ’45, è relegato solo nei ricordi più belli.

Pier Paolo Palaia

 



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