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Relazione Torino-Gardone-Salò-Torino

 

30 aprile – 1 maggio

Torino-Gardone-Salò-Torino

Tre ore di viaggio, altrettante per la sua meta: il Vittoriale degli italiani, la fantastica residenza di D’Annunzio a Gardone di cui tutti sapevamo già molto per una visita precedente o per quanto ne avevamo letto/sentito. Rivederla è stata una vertigine, un breve viaggio nella follia di un uomo che diceva di sé – e lo incideva sul portone d’ingresso – “Io ho quel che ho donato”. E avendo avuto moltissimo, se ne può dedurre che aveva dato moltissimo. Il piccolo biposto del volo su Vienna, il sommergibile della Beffa di Buccari, danno la misura del suo coraggio in un’età della vita (55 anni) in cui si è poco inclini a metterla in gioco. I diecimila oggetti della villa (erano il doppio prima che si mettesse fine alle visite libere) danno invece la misura di un’ossessione ma anche di un vuoto da riempire compulsivamente. E di uno dei paradossi della sua vita: vivere apparentemente nell’abbondanza, ma essere in realtà sempre a corto di mezzi, inseguito dai creditori. E un altro paradosso: essere un grande creativo ma circondarsi di copie di opere d’arte.

Il Museo D’Annunzio segreto – inaugurato nel 2010 sotto il teatro – esemplifica ciò che il vate intendeva quando, all’editore Treves, battendo cassa, scriveva: “Io sono un animale di lusso, e il superfluo m'è necessario come il respiro”. Essendo morto al Vittoriale, dove aveva vissuto i suoi ultimi 15 anni, con l’accortezza di donarlo immediatamente allo Stato per ottenere fondi e liberarsi di eventuali debiti, tutti i suoi averi sono rimasti lì. E adesso, grazie al Museo D’Annunzio segreto costruito sotto il teatro e inaugurato nel 2010, sappiamo cosa c’era nei suoi armadi e a che punto fosse ossessivo nei suoi acquisti: decine di scarpe dello stesso colore con lievissime differenze di forma, centinaia di bottigliette di farmaci e profumi, biancheria di seta… E poi i collari per i cani, gli abiti per le sue donne, i gioielli, i vetri per la tavola. Quanto tempo della sua vita avrà dedicato agli acquisti? Che vuoto aveva dentro di sé, nonostante i successi, gli amori, gli eroismi, per doverlo riempire con migliaia di oggetti? Per fortuna in viaggio con noi c’erano anche due “psi”, e dunque è stato divertente fare una veloce seduta postuma di psicanalisi.

Dell’albergo c’è poco da dire: era il Grand Hotel di Gardone e dunque ci siamo stati benissimo.

Anche del tempo non possiamo lamentarci: era previsto brutto, ce la siamo cavata con un po’ di pioggia solo la domenica mattina. E la gita all’Isola del Garda, che nessuno di noi conosceva e che ha una bella storia, è stata salva. Isola privata, tuttora abitata ma largamente visitabile, è un esempio interessante di quella cultura inglese dei giardini delle grandi famiglia che vengono aperti al pubblico perché contribuisca al loro mantenimento, unico modo per salvarli e tramandarli. Non a caso l’attuale signora del luogo è inglese, e la parte più recente del giardino lo dimostra chiaramente. La visita si è conclusa con un sobrio aperitivo e una degustazione dell’olio della fattoria di famiglia. Quanto a comprarlo, le perplessità sono state tante per il prezzo. Ma è giustificato: l’olio del Garda è DOP (Denominazione Origine Protetta), cresce alla latitudine più a Nord del mondo, è leggero e leggermente fruttato, e se ne produce poco.

Non del tutto saziati dal pane&olio e salatini, ma riscaldati da un vinello discreto, abbiamo accolto con gioia la proposta di un fuori-programma fatta da Claudia Girotto: tappa a Salò. E abbiamo scoperto un posto delizioso: un lungo lungomare e un bel golfo, un budello con ricchi negozi, palazzi antichi e ben tenuti. Il tutto in una cornice di ordine e pulizia poco italiani e molto tedeschi. Forse non è un caso ma un progetto ben costruito: poche seconde case e tantissimi alberghi. Poi la fortuna ha voluto che i clienti fossero per la maggior parte stranieri…


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