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Alessandro Barbero al Cavour 11 novembre 2021

 

Ancora una volta abbiamo avuto ospite l’ex allievo Alessandro Barbero, storico così appassionato da affascinare il pubblico sia di persona sia sui social.

Questa volta nella vecchia palestra del Cavour, che è stato il suo liceo - ora aula multimediale dedicata al professor Merlo - anche grazie al contributo dell'Associazione ex allievi, si è svolta la cosiddetta chiacchierata su Dante.

Il nostro storico ci ha dedicato quasi il doppio del tempo pattuito, tanto da dover rinunciare al caffè, gentilmente offerto, per poter andare all'Università del Piemonte Orientale dove è docente, incredibile a dirsi, di storia.

Alla presenza del giovanissimo Preside del Liceo Cavour, prof. Salcone e del nostro Presidente, avv. Marzano, dopo aver autografato una serie di libri, e dopo un suo breve intervento, ha iniziato ad essere subissato di domande.

La prima, dell’avv. Marzano, verteva sull'argomento "donne" che ha visto protagonista sui giornali proprio il nostro storico. La risposta è stata relativa a Beatrice, il grande amore platonico della sua vita e alla moglie Gemma Donati, mai nominata in nessuna sua opera. D'altronde è stato un matrimonio combinato, come si usava allora ed in certi ambienti ancora adesso. Ma, dico io, avendo avuto con lei almeno 5 figli, se non di più, come dice il prof. Barbero, magari morti in tenera età, almeno un canto in Paradiso, con tutto quello che, grazie a lui, ha dovuto patire, poteva dedicarglielo! Invece pare che Dante trovasse l'unico lato positivo dell'esilio, il fatto di potersi liberare della moglie.

Poi è stata la volta delle domande dei ragazzi. Una certa Valentina, senza saperlo, mi ha rubato una domanda che avrei voluto fare io, cioè quella sulla nobiltà. Nobiltà che deriva dagli avi o nobiltà d'animo e gentilezza? Certo, Dante, figlio di usurai, aveva un po' il complesso di non essere nobile come tanti amici che frequentava. E allora cosa si è inventato, arrampicandosi sui vetri? La nobiltà non è legata agli avi e agli stemmi, ma si conquista con la gentilezza. Altri ragazzi si sono avvicendati con le domande: "Cacciaguida è lo stesso de Il barone rampante di Italo Calvino"? "Possiamo fare un parallelismo tra Verdi e Dante?". Il nostro Storico qui ha dato il meglio di sé stesso, ammettendo che Il barone rampante l'aveva letto a 13 anni, perciò non poteva dare una risposta, ma ha promesso che sarebbe andato a rileggerlo. Ed io ci credo!

Poi è stata la volta del prof Golzio, mitico professore di mia figlia, che ha parlato di un parallelismo tra la mitologia e la Divina Commedia. Bella domanda, anche a detta del prof. Barbero. Paola Schinaia ha messo l'accento sull'essere ondivago per quanto riguarda la politica; Crovella ha chiesto se tra i tanti viaggi di Dante vi fosse anche il Piemonte. Sì, in particolare a Vercelli, dove una targa ricorda proprio il suo viaggio. Poi è stata la volta mia, defraudata della mia domanda, che, messo il dito sull'arroganza di Dante, che, appunto, si arroga il diritto di giudicare i suoi coevi anche con una certa parzialità, dice di essere "exul inmeritus". Ma come, ha votato contro la richiesta di Bonifacio VIII, contro il parere di tutti, più volte? La risposta giusta è arrivata puntuale: l'uomo, proprio perché umano, sbaglia, infatti non viene giudicato per questo, ma per la sua opera, famosa in tutto il mondo!

Fernanda Paciello

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