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28 OTTOBRE 2021, SANTENA, POLO CAVOURIANO


Si poteva celebrare il nostro trentennale senza una tappa a Santena? Ovviamente no. E dunque, ben protetti dal doppio vaccino e dalle mascherine (il distanziamento è poco applicato, e fors’anche inapplicabile in una gita fuoriporta), siamo andati a visitare quel Castello dove Camillo – quando gli toccava andare lì – viveva infelicissimo. E si può ben capire: cadetto, e dunque totalmente dipendente prima dal padre poi dall’arcigno fratello, lì non aveva dove convogliare le sue energie se non nei libri e nel parco riallestito all’inglese. Le stanze riflettono i codici estetici dell’aristocrazia piemontese: sala dei trofei di caccia, salotto “bandera”, salotto cinese, sala da pranzo con le nature morte, ritratti di una famiglia attenta alle strategie matrimoniali che la mantenevano nella prima cerchia dell’aristocrazia sabauda.

A inventarsi un’anima camilliana in questi spazi è stata, nella seconda metà dell’800, la nipote Giuseppina, figlia di Gustavo e ultima discendente della famiglia. E’ stata lei a portare a Santena, dal palazzo Cavour di Torino, tutto ciò che di lui era significativo: la camera da letto, la biblioteca, l’archivio, cimeli storici e memorabilia – coma le trousse da viaggio o il vaso di Sèvres donato da Napoleone III.

Il Castello è stato abitato dagli eredi fino al 1947. L’ultimo proprietario, Giovanni Visconti Venosta, lo lasciò al Municipio di Torino con la clausola dell’usufrutto alla sua vedova, Margherita Pallavicini. Sarà poi lei, nel 1955, a istituire la Fondazione col compito di conservare e valorizzare l’intero Polo Cavouriano.

Parte integrante del complesso è la tomba, costruita dopo la morte di Camillo: una cripta sotto la cappella di famiglia, diventata Monumento Nazionale, che accoglie le spoglie di una decina di familiari.

E parte integrante della visita è anche quell’Antica Locanda oggi nota semplicemente come Ristorante Roma dove Camillo aveva la sua saletta privata. Lì poteva sfuggire ai pasti col fratello Gustavo, sempre più tetro e silenzioso dopo la morte della moglie e del primogenito. Cucina piemontese allora come ora: vitello tonnato, plin al sugo d’arrosto, brasato, bunet... Buoni vini, belle sale, ma ... poco riscaldamento!

MARINA


 

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