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Gita a Ravenna e Forlì sulle tracce di Dante Alighieri 19-20/6/21

 

Con la solita puntualità sabauda, anzi cavourrina, siamo partiti per Ravenna, addirittura con qualche minuto di anticipo rispetto alla tabella di marcia. Ma mal ce ne incolse! 7 ore per arrivare a Ravenna! Incidenti vari e lavori in corso in autostrada, ci hanno talmente rallentati, da arrivare tardi agli appuntamenti con le nostre guide Virginia e Cinzia, puntualmente avvisate dal nostro Presidente.

Scesi dal nostro confortevolissimo pullman, siamo stati subito colti da colpo di calore. Infatti, la temperatura era di 35-37° ma di questo ci aveva già edotti sempre il nostro pullman. Il tempo di lasciare i bagagli nel deposito del nostro hotel, ex orfanotrofio femminile, Palazzo Galletti Abbiosi (o Rabbiosi come dice mio marito), siamo partiti subito per la visita del primo sito UNESCO, la Basilica di Sant'Apollinare Nuovo, inizialmente chiamata San Martino in cielo d'oro. Fatta erigere da Teodorico, re degli Ostrogoti, fu dedicata al culto ariano, ma sotto Giustiniano riconsacrata al culto cattolico. Meravigliosi mosaici bizantini raffigurano le processioni dei martiri e delle vergini. Di lì al Mausoleo di Galla Placidia, figlia di Teodosio, ammirato soprattutto per la volta che raffigura il firmamento punteggiato di stelle. Subito accanto la Basilica di San Vitale, la mia preferita, capolavoro di arte paleocristiana e bizantina, di pianta ottagonale, molto movimentata, con ennesimi mosaici di colori sempre più belli, raffiguranti il Redentore, gli Apostoli, i santi Gervasio e Protasio, nonché scene tratte dal Vangelo, e poi Teodora e Giustiniano, ed ancora pavimenti fatti di mosaici di pietra giustamente transennati.

Ultimo ma non ultimo sito UNESCO, il battistero Neoniano, voluto dall'arcivescovo Neone, rara testimonianza di arte paleocristiana, sempre di pianta ottagonale, forma che richiama la deità riferendosi all'ottavo giorno. Le nostre guide ci hanno regalato un'altra visita, quella del Museo Arcivescovile, primo museo diocesano sorto in Italia, in cui tutti noi siamo rimasti a bocca aperta davanti alla cattedra vescovile intagliata nell'avorio, lavoro che ricorda un pizzo. D'altronde dobbiamo ricordarci che Ravenna fu voluta da Onorio nell'89 a.C. capitale dell'Impero Romano di occidente, facilmente difendibile perché su terreno paludoso, ecco perché tutti questi siti meravigliosi. Ultima tappa la tomba di Dante, con la lettura del canto undicesimo del Paradiso. Finalmente una sana doccia nel nostro hotel ritenuto da quasi tutti molto confortevole. Cena ottima, innaffiata come è giusto da un eccellente sangiovese, in un ambiente rustico ma raffinato, e soprattutto fresco.

20/6 Come sempre alzati presto, siamo andati a colazione tra i primi alle 7,15, tra un tripudio di frutta e torte magnifiche, per poi andare alla ricerca de La Stampa, non trovata nemmeno in stazione e delle bottigliette di acqua fresca, almeno queste trovate. L'appuntamento con la nostra sorridente guida Virginia alle 10 ha fatto sì che andassimo alla chiesa sconsacrata san Romualdo per la mostra "Le arti al tempo dell'esilio" eccezionale selezione di opere di Giotto, Cimabue, Nicola Pisano, Giovanni e Giuliano da Rimini. Nelle peregrinazioni di Dante, dovute all'esilio del 1302, egli ebbe a frequentare tante corti e conoscere artisti di varie parti dell'Italia centrale e settentrionale, da cui trasse ispirazione per la Commedia, definita dal Boccaccio "divina" proprio per il suo aspetto teologico. Trovata finalmente la Stampa (forse era solo questione di orari) e la cartolina di prammatica per Alberto, ci siamo diretti verso l'ultima tappa di Ravenna, la chiesa di san Francesco dove Guido da Polenta organizzò i solenni funerali di Dante nel settembre 1321. Salutata e ringraziata Virginia, e, l'altro gruppo, Cinzia, ci siamo preparati per salire a bordo, non dopo aver immortalato in fotografia il pullman, avendo davanti come modelli i ragazzi e Claudia. Nostra meta: il centro museale san Domenico a Forlì per la mostra "Dante. La visione dell'arte" Il nostro autista Raffaele aveva ipotizzato di percorrere una strada segreta che si è rivelata in effetti quasi magica, pensando al disastroso viaggio del giorno prima. Siamo infatti arrivati in anticipo così abbiamo avuto modo di mangiucchiare qualcosina, come ci aveva consigliato il nostro Presidente. Anche la nostra guida di Forlì è stata all'altezza delle altre, iniziando a dirci che la fisionomia di Dante, col naso aquilino, si evince dai numerosi quadri che lo rappresentano e che ci ha mostrato, la tunica rossa è quella dei maestri dello spirito. Abbiamo visto quadri che rappresentano scene legate ai personaggi dell'inferno, Paolo e Francesca, Farinata degli Uberti, il conte Ugolino... di Giotto, Lorenzo Lotto, Tintoretto, per poi arrivare ai giorni nostri con Casorati e Sartorio. La nostra guida ci ha fatto notare come Dante avesse fatto uscire, come a fascicoli, l'Inferno per poi apprestarsi a scrivere il Purgatorio e il Paradiso, non avendo più sottomano l'Inferno, appunto, creando cioè delle discrepanze tra uno scritto e l'altro. Per un certo periodo, la Commedia fu dimenticata e si tenne in considerazione solo "La vita nova" dedicata a Beatrice, idealizzata e vista solo, pare, due volte, "Il Convivio", ed altre opere. Per fortuna, almeno dopo la sua morte, venne considerata la grandezza della sua opera principale, probabilmente trascurata prima, perché alcuni personaggi importanti per l'epoca, avevano fatto una brutta fine all'inferno. Tornati sui nostri passi, e cioè sul pullman, abbiamo avuto il piacere di vedere che, man mano che ci allontanavamo dalla Romagna, che, comunque, ci ha lasciato un ottimo ricordo, pian piano la temperatura si abbassava, fino ad arrivare ai 26° di Torino, poco dopo il temporale. Anche il viaggio è stato decisamente più breve, passato a leggere la lettura della Buona domenica di Don Luca e della quarta di copertina del libro "Dantis ossa", e, avendo saputo tutte le vicissitudini delle ossa di Dante, chicca riconosciuta da tutti un ottimo regalo dei nostri amici ravennati che ringrazio pubblicamente per tutto.

Cos'ho imparato in questa gita:

1) che pare che Teodorico, ostrogoto, cioè barbaro, al di là dei nostri pregiudizi, fosse un Brad Pitt dell'epoca

2) che le nostre guide, oltre ad essere molto preparate, ci hanno sdrammatizzato la storia con qualche gossip, come il Vasari

3)  che il nostro hotel era molto confortevole. Noi, camera tripla, avevamo addirittura la doccia doppia

4) che i romagnoli hanno un carattere più aperto del nostro, ma anche noi non siamo male

5) che la cena al Cà de vèn è stata sublime

6) che alla fine abbiamo speso meno del previsto ed anche questa è una bella notizia

7) che viaggiare coi cavourrini e con ospiti molto graditi è sempre un piacere

8) che con ciò voglio ringraziare tutti quelli che si sono adoperati per l'organizzazione ed anche gli altri per la piacevole compagnia

 

Fernanda Paciello

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