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MOSTRA BAROCCO VENARIA, 18 GIUGNO 2020

 

E alla fine è andata come doveva andare: il nostro tenace presidente è riuscito a portarci a Venaria. Mai domo, dopo decine di telefonate, email, intese e ritrattazioni, è stato ricompensato dal nostro “tutto esaurito” e dall’evidente contentezza del ritrovarci e salire sul primo pullman turistico dopo mesi di reclusione. “Disposti a quinconce”, come si divertiva a ricordare a ognuno di noi, che forse capivamo o forse no. Comunque siamo riusciti tutti a disporci come da disposizioni.
Quanto alla mostra, per alcuni di noi (tra cui io) è stata una delusione. Fuorviati dalla parola BAROCCO a lettere grandi, e disattenti a quelle più piccole, “sfida al”, ci aspettavamo qualcosa di più, soprattutto perché si promettevano “duecento capolavori”. In realtà le date dicevano già tutto: 1680 (morte del Bernini) - 1750 (diffusione delle prime 8 mila copie dell'Encyclopédie di Diderot e D'Alembert). Dunque, nessun capolavoro della stagione d’oro del Barocco, nessun (mi pare di ricordare) Caravaggio, Gentileschi, Carracci, Pietro da Cortona, Rubens, Tiepolo ecc ecc. ma tanti nomi di epigoni che cercavano un loro spazio sfidando il vecchio e sperimentando nuove forme e nuovi linguaggi. Nessun quadro davvero emozionante, un po’ di divertimento con Boucher, tante consolle e un Piffetti, un disegno di Juvarra, il modello in legno del faraonico progetto juvarriano di Rivoli… D’altronde, non si è trovato nulla di significativo da mettere sul manifesto della mostra, riducendosi a frammenti di veste di un quadro minore.
Lunedì 29 ci rivedremo a cena e spero di poterne parlare con chi c’era, ben lieta di cambiare idea!

Marina Verna


 



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